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December 30 Due passi in spiaggia con DioQuesta notte ho fatto un sogno: Ho sognato che ho camminato sulla sabbia accompagnato dal Signore e sullo schermo della notte erano proiettati tutti i giorni della mia vita. Ho guardato indietro e ho visto che ad ogni giorno della mia vita proiettato nel film apparivano orme sulla sabbia: una mia e una del Signore. Così sono andato avanti, finchè, tutti i miei giorni si esaurirono. Allora mi fermai guardando indietro, notando che in certi posti c’era solo un’orma…. Questi posti coincidevano con i giorni più difficili della mia vita: i giorni di maggiore angustia, di maggiore paura e di maggiore dolore…. Ho domandato allora: Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me in tutti i giorni della mia vita, ed io ho accettato di vivere con Te, ma perché, mi hai lasciato solo proprio nei momenti peggiori della mia vita? Ed il Signore mi ha risposto: Figlio mio, io ti amo e ti dissi che sarei stato con te durante tutta la camminata e che non ti avrei lasciato solo neppure per un attimo, ebbene non ti ho lasciato….. I giorni in cui tu hai visto solo un’orma sulla sabbia, sono stati i giorni in cui io ti ho portato in braccio. December 27 ...morte...La morte non è niente.
![]() Chiamami col mio vecchio nome, che ti è familiare Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato Non cambiare il tono di voce, ![]() Ai piccoli scherzi che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Gioca, ridi, pensami e prega per me ![]() Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima pronunciato senza enfasi, senza traccia di tristezza. c'è una continuità che non si spezza.
December 26 netlogDecember 21 ...x Mattu......tu rimarrai sempre il mio Mattu... ...non m'importa se ti chiami Luca, Tito o Gianfranco... ...non m'importa se sei di Modena, di Milano o di Palermo... ...non m'importa se mai ci vedremo... ...non m'importa se m'hai mentito fino ad ora... ...io ti voglio bene... ...e ci tengo a te... ...sarai sempre il mio Mattu... ...sempre e comunque... ...non sarà uno stupido skerzo a rovinare la nostra amicizia... ...ti voglio bene comunque... ...e ti vorrò bene fino alla fine dei miei giorni... December 19 questo intervento è ank x te... visto k 6 un amico! ;) perciò leggi... e commenta!a te, amico mio a te, che mi hai dato forza nel momento del bisogno
a te, che mi capisci semplicemente con uno sguardo
a te, che mi dai fiducia
semplicemente GRAZIE ti ho voluto bene ti voglio bene December 14 trovata su internet... vero k è triste??? :(December 13 ebrezzaCon quelle unghie di strega graffi la mia anima inerme davanti al tuo corpo d’angelo. Con quelle unghie di fata accarezzi la mia anima accecata davanti a quel corpo di demone. Nasci e muori in quell’aura fatta di luce. Sono ubriaco di piacere Fra queste lenzuola rosse. Sono stremato di gioia Fra questi cuscini di velluto.
E tu, lontana, mi guardi.
Una lunga sigaretta si porta via il mio sapore dalla tua bocca. E un calice di vino spazza via l’ultimo briciolo di una sobrietà annegata nei nostri baci. December 11 ...sono accanto a te...December 10 ...Sonetto XVII...Pablo Neruda...Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove, Pablo Neruda December 09 la bambinaDecember 06 ...La ZaNzArA dElLe NeVi... (...il mio racconto di un amore alquanto sfortunato...) [vedete cosa faccio nelle ore di lezione io??? XD] {Buon lettua}Era un giorno come molti altri. Dopo scuola Lola doveva trovarsi con Marco davanti al monumento dei caduti in guerra. Quando era ormai prossima al luogo dell’appuntamento il suo cuore iniziò a battere sempre più rapidamente, era sempre più vicina, ormai lo vedeva, era lì, ad aspettarla, il cuore pulsava ancora più velocemente, ormai gli era molto vicina, il cuore quasi le scoppiava in petto, era solo a un palmo dalle sue labbra… “Ciao Lola!” si sentì sciogliere, voleva ricambiare il saluto ma dalla sua bocca non uscì alcun suono. Era lì che apriva e chiudeva la bocca senza riuscire a dire nulla, si sentiva così stupida… Marco le sorrise, la prese per mano e si avviarono insieme a prendere un trancio di pizza. “Vai a prendere un posto tranquillo, io intanto prendo da mangiare” le disse sorridendo. La ragazza stette immobile per qualche attimo poi si avviò verso alcuni tavoli vuoti. Si sedette in un tavolino a due posti. Mentre aspettava Marco si mise a guardare la televisione, da lì si vedeva piuttosto bene. In quel momento in onda davano “La Prova Del Cuoco”, non l’aveva mai sopportato quel programma, anche se non sapeva il perché… Poco dopo arrivò Marco con le pizze, si sedette e iniziarono a mangiare. Lola lo sbirciava ogni tanto e a volte non si accorgeva di rimanere incantata a guardarlo per troppo tempo. Ad un tratto “La Prova Del Cuoco” fu interrotta e partì un edizione speciale del telegiornale: “Ci scusiamo per l’interruzione di tutte le trasmissioni televisive. È stata fatta una scoperta molto importante ma altrettanto tragica. La zanzara delle nevi, venuta dal polo sud e arrivata in Italia circa un mese fa, è stata creata in laboratorio dallo scienziato americano Bob Benther. L’uomo si è tolto la vita questa notte lasciandoci tutta la sua documentazione sulla sua creazione. E grazie a questi documenti e alle analisi fatte sull’insetto si è potuto scoprire quello che stiamo per comunicarvi. La zanzara diffonde un virus, forse il più pericoloso della storia umana. Dopo aver punto la sua vittima l’animale muore. Il DNA di chi è stato punto si modifica lentamente e, dopo un mese, rende la persona un essere indefinito, una bestia che non riconosce più nessuno, non ragiona e agisce d’impulso. Le zanzare sono quasi morte tutte quindi non c’è quasi più pericolo di essere punti. Ma il pericolo vi è comunque, perché se la saliva di un essere infetto viene a contatto con il corpo di una persona sana, questa è infettata a sua volta. Perciò questo pomeriggio, dalle ore 14:00 in poi, in tutti gli ospedali italiani sarà svolto ogni controllo necessario. Si prega di mantenere la calma, le nostre autorità statali hanno tutto sotto controllo. Grazie per l’attenzione.” In un attimo nel locale, e probabilmente in tutta Italia se non anche in tutto il mondo, si stava diffondendo il panico. Anche negli occhi di Lola si accese una piccola fiammella di paura, Marco se ne accorse immediatamente e tentò quindi di tranquillizzarla: “Non preoccuparti, hai sentito? Dicono di avere tutto sotto controllo, sarà sicuramente così! Appena finito di pranzare andremo all’ospedale, faremo i controlli, non troveranno nulla e torneremo a casa, come tutti i giorni.” Lola annuì. La voce del ragazzo, i suoi occhi, il suo sorriso, l’avevano tranquillizzata. Finirono di pranzare e si avviarono verso l’ospedale. Si fermarono in un bar per prendere un caffè. Quant’era bella anche solo a sorseggiare dalla tazzina, Marco la osservava con occhi teneri. Quando Lola se ne accorse diventò tutta rossa e sorrise. La giovane stava tirando fuori i soldi quando lui gli prese la mano, la guardò e le disse: “Lascia che paghi io.” E così pagò. Usciti dal bar, si rimisero in cammino verso l’ospedale scherzando e giocando. “Lola! Non mi buttare nella pozzanghera!” “Perché no? È divertente!!” “Ah sì? È divertente?? Allora vieni anche tu!” e così dicendo la tirò a sé. Si trovarono entrambi a terra. Marco sotto e Lola sopra. La ragazza lo guardò a lungo, il cuore che le batteva forte in petto, il suo sguardo scese dai suoi occhi alle sue labbra, erano lì, come la chiamassero, era tentata a rispondere a quella chiamata, per un attimo tentò di resistere, poi cedette. I suoi occhi si chiusero, le sue labbra si avvicinarono a quelle di Marco fino a toccarsi dolcemente. Dopo qualche decina di minuti ripresero il cammino e giunsero finalmente all’ospedale. C’era parecchia gente, davvero molta più di quella che si aspettavano. C’erano donne, bambini, anziani… Entravano solo due persone alla volta, quindi il procedimento era piuttosto lento. Ne entravano due, ma non sempre ne uscivano entrambi… Coloro che erano infettati dal virus della zanzara delle nevi infatti, li caricavano su dei camion per poi portarli chissà dove. Tutti avevano un’espressione piuttosto preoccupata in viso, temendo che fossero portati via i loro cari. A quel vedere Lola si rattristò. Marco la strinse forte a sé e le disse: “Tranquilla, nulla potrà dividerci. Andrà tutto bene.” Si sentì un leggero ronzio. Passarono ore, e finalmente fu il loro turno, entrarono insieme. Nella stanza vi erano molti medici, fecero accomodare i due in due lettini e prelevarono loro il sangue. La ragazza fissava il soffitto, era di un colore grigiastro, con qualche macchia di sangue qua e là… Un’infermiera dai capelli color dell’ebano prese le due provette e le portò a un’altra donna che le analizzò all’istante. Gianna Mirletti, così aveva letto Lola sul cartellino sopra il camicie dell’infermiera, osservò attentamente i risultati delle analisi. Poi guardò i due ragazzi e disse con freddezza “Il ragazzo è sano come un pesce” Sul viso di Lola nacque un tenero sorriso. Poi l’infermiera continuò, con ancor più freddezza “La ragazza invece è infetta” e così un uomo potente e muscoloso l’afferrò per le braccia. Marco si gettò in avanti per andare dalla giovane, ma anche lui venne bloccato da dietro. “Noooo! Lasciatemi andare!!! Lasciatela andare!!! Non portatela via!!! Che ne sarà di lei?” “è infetta” continuava a ripetere la signorina Mirletti “sarà portata in isolamento con gli altri infetti, che poi saranno tutti soppressi” “Nooooo! Non fatelo! Lasciatela andare, lasciatela stare! Prendete me piuttosto!” “Lei è sano, signorino, non ci sarebbe motivo. Comunque, noi non possiamo fare nulla, queste sono le regole.” Il volto di Marco era ormai bagnato dalle lacrime, non poteva lasciarla andare non poteva… L’uomo prese Lola e la portò via, con gli altri infetti. Poco prima di varcare la porta che l’avrebbe condotta alla morte, Lola si voltò guardò Marco e disse: “Non sono mai riuscita a dirtelo prima… Ti amo.” E così se ne andò, scortata dall’uomo, e Marco rimase lì, si accasciò a terra e gridò il suo dolore, per l’ultima volta. Buttarono Lola in un furgone pieno zeppo di infetti. Vi erano molte persone, uomini, donne, bambini, anziani… In un angolo vi era un piccino, doveva avere all’incirca cinque anni, solo, che piangeva disperatamente, ma nessuno gli prestava ascolto. Allora la ragazza si fece strada spingendo i gomiti e andò dal bambinetto. Si chinò su di lui e gli domandò: “Piccolo, perché piangi?” “La mia mamma, la mia mamma…” “cos’è successo alla tua mamma?” “La mia mamma… il mio papà… la mamma… il papà…” non riusciva a parlare, era troppo scosso. Lola si sedette a terra, lo prese sulle gambe, gli asciugò le lacrime con la sua camicetta e gli fece un giochino con le mani. Gliel’aveva insegnato un’amica prima di andarsene. Il bimbetto sorrise. Poi si guardò attorno sperduto, come in cerca di qualcosa, poi fissò un punto e gridò: “Marta!” si voltò una ragazza mora, ormai trasfigurata in volto dal virus. Gli occhi erano vitrei e incavati nel volto, la carnagione pallidissima e le labbra d’un rosso acceso, rosso sangue… Sangue… era quello che voleva, sangue… La ragazza fece per avventarsi addosso al bambinetto, Lola strinse il piccolo al suo petto per tenerlo al sicuro, ma dei bravi uomini avevano già bloccato la creatura ormai deforme. Il bimbetto piagnucolò: “Era mia sorella… Dopo mamma e papà… Anche lei è diventata così…” Scoppiò a piangere. Il viaggio la sfinì. Quando finalmente arrivarono era già buio da tempo. Il portone del furgone si aprì e un uomo li scaricò bruscamente come se fossero dei pacchi. Quando toccò a Lola scendere, l’uomo fu ancora più violento, tanto che la ragazza brontolò: “Ma che maniere! C’è anche un bambino!” teneva infatti in braccio il piccolo Enrico, il bimbetto che aveva conosciuto sul furgone. Si trovarono davanti un caseggiato enorme, i muri erano neri come la pece, sormontati da alto filo spinato. Da lontano si vedeva un gran fumo e una strana polvere che uscivano da una vecchia ciminiera. All’entrata vi era un enorme cartello, scritto in latino. Lola avrebbe voluto sapere che cosa c’era scritto, ma a scuola non studiavano latino… Dalla porta d’entrata vi era un uomo sui trent’anni circa, alto, biondo e con gli occhi azzurri, aveva un’aria piuttosto e determinata e di superiorità. Tutta quella scena le fece tornare in mente le lezioni di storia, e man mano che il tempo passava si accorse che la storia si stava ripetendo, quello era un campo di concentramento. Si vide una saetta cadere a terra e poco dopo si sentì un tuono che parve spaccare il cielo a metà e iniziò a piovere. Il furgone ripartì, bagnando tutta la povera gente rimasta lì, sapendo di andare verso morte certa. Doveva essere circa mezzanotte, Lola stava scrivendo su di una parete il suo diario: “19/11/2014 Sono arrivata qua verso le otto di sera. Ci hanno divisi per sesso. Mi sono dovuta separare dal piccolo Enrico. Chissà se se la saprà cavare da solo, era così spaventato… Non voglio stare qua, ho paura, la mia vita è cambiata così velocemente, i ricordi di quest’oggi, ricordi che sembrano così lontani, quando ho incontrato Marco, quando siamo andati insieme a pranzo, il telegiornale, il bacio, l’attesa all’ospedale, la visita, la triste verità, il viaggio e l’arrivo in questo luogo di morte. Ho paura Lola” Chiuse il pennarello, lo mise in tasca e si sedette a terra. Si guardò intorno, sui volti di alcune donne vi era paura e disperazione, sentimenti puri, non come la disperazione che aveva provato lei tutte le volte che non riusciva a confessare i suoi sentimenti a Marco. Delle altre donne però non si poteva dire cosa provassero perché si erano trasformate per metà, se non del tutto. A questo vedere Lola si strinse forte alle sue gambe e abbassò lo sguardo sui proprio piedi. Era distratta, non badava a ciò che le accadeva attorno, era il momento buono per attaccare, Marta ne approfittò. La ragazza, ormai del tutto trasfigurata, si avvicinò di soppiatto e quando fu abbastanza vicina le saltò addosso e tentò di morderla sul collo. Lola stava lottando, lottando per la vita, voleva vivere. Vivere? Ma che senso ha lottare per vivere ora che tanto a distanza di poche ore sarebbe morta? Quando le venne in mente questo pensiero smise di lottare. Si stupì di non sentire più nulla, non sentiva più il corpo di Marta sopra di lei. Aprì gli occhi. Ciò che vide la stupì alquanto. Qualcuno, dall’aria piuttosto familiare, aveva scaraventato la ragazza a terra e l’aveva tramortita con un bastone. Il ragazzo si voltò verso Lola e le sorrise. Era Marco. “Marco! Che ci fai qua?” “Non fare domande, prendi la mia mano e vieni con me.” “Ma dove andiamo? E se ci scoprono?” “Ti fidi di me?” “Sì.” “Allora vieni con me e non fare domande.” Lola era un po’ titubante ma il sorriso del ragazzo le diede sicurezza, perciò gli prese la mano e andò con lui. Quando furono fuori dall’edificio si sentì libera, ora capiva qual’era il vero significato di libertà e di prigionia. Erano state solamente poche ore ma si era sentita come morire. “Sali.” Le disse Marco che l’aspettava sopra il suo motorino. Lola si voltò a guardare per l’ultima volta quell’edificio di tortura, salì sul ciclomotore, mise le mani sui fianchi del ragazzo e partirono. “Stringimi più forte. Non avere paura. Aggrappati a me, non voglio che tu cada, ora che ti ho ritrovata non voglio perderti mai più. E poi, devo ammetterlo, ho voglia di sentire il tuo corpo contro il mio…” “Ah sì?” “Sì…” “Mm… Allora se faccio così ti piace?” e così dicendo fece scivolare le proprio mani sotto la giacca di Marco e toccò lentamente il petto caldo del ragazzo. “Allora? Ti piace?” “Molto, piccola mia…” “Ti amo.” “Anch’io piccola mia” il motorino si arrestò, scese dal veicolo, porse la mano a Lola e le disse: “Mia principessa, la carrozza è giunta a destinazione… Posso invitarla nella mia umile dimora? Non è certamente come la vostra reggia ma è calda e accogliente, allora accetta mia signora?” la ragazza scoppiò a ridere, afferrò la sua mano, scese dal motorino, lo guardò e disse: “Mio re, accetto la vostra offerta, e l’accetto molto volentieri!” Salirono le scale mano nella mano, arrivarono davanti all’entrata della casa di Marco, lui aprì, entrarono e si chiusero la porta alle spalle. Tolsero le giacche e il ragazzo guardando Lola negli occhi disse: “Allora? Dov’eravamo rimasti?” “Qui” e così dicendo fece scivolare le mani sotto la maglietta e sfiorò prima gli addominali poi il petto del ragazzo. Sfilò lentamente la maglia di Marco e lo baciò. Poi le sue mani scesero sui fianchi di lui, gli slacciò i jeans e glieli sfilò lentamente. Quando furono sfilati del tutto, Marco si tolse scarpe e calze. “Sei sexy…” “Lola! Mi sa che hai bisogno di un paio di occhiali!” “Io ci vedo benissimo… e ascoltami, tu per me sei molto sexy e provocante…” “Provocante??” “Sì… e farò tutto quello che vorrai…” “Allora iniziamo togliendoti gli abiti di dosso…” Lola mise prima una gamba su una sedia, poi l’altra, e Marco, le tolse gli stivali. La baciò e iniziò a slacciarle la camicetta, per poi sfilargliela del tutto. Poi scese sui fianchi e le sfilò la gonna, per poi arrivare sino a toglierle le calze. “Sei bellissima” “Grazie” rispose arrossendo “Dove vai?” Marco se ne stava andando via. Tornò dopo qualche minuto con la sciarpa della Juventus. Appena lo vide, Lola scoppiò a ridere. “E con quella che cosa ci dovremmo fare???” “Girati e chiudi gli occhi.” “Ma perché?” “Perché sì.” “ Va bene…” e così dicendo si girò e chiuse gli occhi. Marco la bendò con la sciarpa bianconera e la accompagnò nella camera da letto dei suoi genitori. Appena il ragazzo le tolse la benda, davanti ai suoi occhi si aprì uno scenario che la lasciò letteralmente a bocca aperta. Dalla porta fino al letto vi era una distesa di petali di rosa e candele che facevano da tappeto. Il letto era rivestito con lenzuola del colore della passione, la passione che piano piano cresceva e riscaldava i loro corpi. Marco accompagnò Lola sul letto, versò un po’ di spumante in uno dei due calici posti sul comodino e lo porse alla ragazza. Successivamente ne versò anche per sé, alzò il calice e brindarono “A noi e a questa notte!” Bevvero tutto d’un colpo, appoggiarono i calici e Marco iniziò a baciare Lola e a toccarle i fianchi per poi salire lentamente lungo la schiena. Le slacciò il reggiseno, glielo sfilò e lo cacciò giù dal letto. Le loro labbra si staccarono e il ragazzo scese lentamente sempre più in basso scendendo lungo il collo fino ad arrivare a baciarle e a leccarle il seno. Il respiro di Lola si faceva sempre più veloce e ansimato. Marco le sfilò le mutandine e le mise accanto il reggiseno. Con la sua bocca scese sempre più giù e il piacere di Lola aumentava sempre di più. Marco tornò a baciare le labbra della ragazza e lei gli sfilò i boxer. I loro corpi si muovevano in una danza carnale e piena di passione. La notte proseguì e per i due ragazzi fu la notte più bella di tutta la loro vita. La mattina successiva quando Marco si risvegliò la sua compagna stava ancora riposando. Quant’era bella. Di solito, come tutte le ragazze, lei curava molto il suo corpo, gli abiti e gli accessori, e ora era lì, nuda, come mamma l’aveva fatta, ed era splendida, senza bisogno di trucchi o grandi accessori. Si mosse. E si accoccolò più vicina a Marco. Quant’era bella. L’accarezzò e lei schiuse gli occhi. “Sei bellissima piccola” “Addirittura? Ma se non ho nulla addosso, non sono neppure truccata!” “Appunto piccola, sei bellissima anche così, senza bisogno di tutte quelle cose che ti metti per farti bella, non servono a nulla, perché sei già splendida di tuo.” “Oh cucciolo, quanto sei dolce, ti amo troppo!” “Anch’io piccola.” “Comunque, questa notte è stata fantastica.” “Eh già… E io che avevo paura di aver combinato un disastro…” “Ma che disastro e disastro! Se quello era un disastro, allora mi piacciono i tuoi disastri!” ci pensò un attimo e poi continuò “Ma… se io sono infetta… E abbiamo fatto l’amore… Ora… Ora sei infetto anche tu…” “Eh già…” “Ma, se lo sapevi, allora… perché l’hai fatto?” “Perché ti amo” “Ma così sei infetto anche tu… Non ha senso… Morirai anche tu…” “Sarei morto comunque, senza di te non potrei vivere.” “Ti amo.” Ad un tratto si spalancò la porta con un forte frastuono. Lola si strinse a Marco. Nella stanza erano irrotte alcune persone. A capo di questo gruppo vi era Gianna Mirletti, l’infermiera che aveva diagnosticato la malattia della zanzare delle nevi a Lola, seguita da una decida di uomini alti, forti ed armati. La donna puntò il dito contro la ragazza e gridò: “Eccola! È lei!” partì un colpo e Lola stramazzò a terra, gravemente ferita, ma ancora viva. Marco si gettò sopra di lei per proteggerla e gridò: “Se volete ucciderla dovrete prima uccidere me!” Uno sguardo, dagli occhi sanguinanti della ragazza, e un ti amo pronunciato con un fil di voce, ed infine un ultimo colpo. Passò un giorno. I genitori di Marco ritornarono a casa. La donna entrò nella camera da letto per poggiare le valigie, appena varcò la soglia della stanza urlò. Il marito accorse subito per vedere cosa fosse accaduto, e davanti ai suoi occhi si distese una scena al quanto raccapricciante. Il loro unico figlio Marco era disteso a terra insieme a quella brava ragazza a cui volevano bene come una figlia, Lola. Lui disteso sopra di lei come per proteggerla, lei raggomitolata per la paura, la mano di lui stretta a quella di lei. I loro corpi freddi, nudi e privi di vita giacevano lì a terra, in un lago di sangue. PROTESTACosa ne pensate del nuovo !!!!! IO PROTESTO !!!!! Chi vuole aggiungersi a me non ha che da copiare quanto sto scrivendo e l'immagine sotto, che esprime quanto credo siamo in parecchi a provare! Dopodichè aggiungete il nome del vostro Spaces e pubblicate il tutto nel vostro blog, compresa la scritta sotto l'immagine che vi servirà per inserire l'immagine evitando il copia-incolla. Carmen B.
<a href="http://it.tinypic.com" target="_blank"><img src="http://i34.tinypic.com/2djywow.jpg" border="0" alt="Image and video hosting by TinyPic"></a> http://barzellettiera94.spaces.live.com/
CIAOIl CIAO è leggero come un bacio.
Il CIAO è dolce come un cioccolatino.
Il CIAO è fraterno come un abbraccio.
Il CIAO è travolgente come un sorriso.
Il CIAO:
è tutto
è niente
è italiano
è universale
è familiare
è maschile
è femminile
è singolare
è plurale
Il CIAO lo voglio scritto sulla mia tomba perchè dice, con quattro lettere, chi sono, cosa ho fatto e cosa farò!
![]() ![]() ![]() ![]() December 05 ...sirena...
Dal mare calmo, limpido o impetuoso
di argento vestita mi appari dolce sirena ammaliatrice. Il tuo canto entra nel mio cuore sconvolgendo i miei sentimenti dolci carezze, piene di passione. Nulla calmerà i nostri sensi ne la bonaccia, ne il maestrale nulla potrà distruggere questo amore platonico che come corde di chitarra, vibra all'unisono esaltando i nostri sensi in festa. Acqua di vita, linfa del mio cuore di questo vero, ma impossibile amore tu una sirena, io distrutto dal dolore. |
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