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日志


3月29日

La gabbia...

Camminavi per strada.
Solo.
Pioveva.
Ti avvicinavi ai passanti,
in cerca d'aiuto,
ma quelli,
indifferenti,
se ne andavano.
E tu rimanevi lì,
come invisibile agli occhi della gente,
come fantasma che smarrita aveva la sua tomba.
Un uomo,
nella tua direzione veniva.
I tuoi occhi si illuminarono di gioia,
forse,
finalmente qualcuno si era accorto di te.
Lo vedevi benissimo,
era lì,
di piccola statura,
era lì.
Ti disse di seguirlo,
e tu,
come cane fedele,
lo seguisti.
Ti condusse in una selva oscura,
in un'enorme tenda,
era un posto sconosciuto,
mai prima l'avevi visto.
Una scritta sormontava la tenda,
circo.
Al suo interno vi erano molte gabbie,
tutte piene di animali e persone,
tutte tranne una.
Di chi è quella gabbia?
Perchè è vuota?
chiedesti.
Perchè è tua.
Rispose l'uomo sbattendoti dentro ad essa.
E ora eccoti lì,
chiuso in gabbia come un triste canarino
che canta la sua sventura,
e lì finirai i tuoi giorni.
Cos'era meglio, la gabbia o la strada?
Triste la tua vita.
Forse per colpa del Fato,
forse per colpa di qualcun'altro.
ma ora, poco importa.
Tra le sbarre marcirà,
ora,
il tuo bel viso,
fino al giorno in cui l'Aurora dalle dita rosate
mai più farà ritorno.

3月26日

Donna...

Donna, perchè sfregi il tuo corpo?
perchè fai sì che la tua anima diventi anima dannata?
Non tuffarti in questo mare in tempesta,
basterà il minimo sbaglio
e affogherai per sempre in questa dolce ossessione.
Continui a bagnare le tue labbra di sangue,
continui ad addentrarti sempre più in quel mare profondo.
Escine finchè sei in tempo,
torna a riva,
torna dove ancora esisteva la ragione.
Oh donna,
nessuno può salvarti da questa tua condanna,
solo tu puoi decidere se nuotare a riva
o annegare in quell'oceano di sangue.

3月16日

Suona, oh creatura...

Creatura dagli occhi velati di lacrime,
suona la tua musica,
fammi sentire la tua malinconica allegria.
Lento scivola l'archetto sulle corde del tuo violino,
pare zattera che scivola sulla superficie marina.
Sventurato superstito costretto ad errare per gli oceani,
piangi i giorni in cui potevi abbracciare moglie e bambini,
i tuoi occhi volgono verso il sole al tramonto,
là dove si tuffa in quell'oscura tavola di condanna.
Lontana vedrai la terra,
i tuoi occhi si veleranno di lacrime,
veloce ti butterai nel blu profondo,
con grandi bracciate volerai verso quel lontano miraggio.
Poche decine di metri disterà ormai il litorale,
il tuo corpo sprofonderà nell'acqua,
dolcemente,
e da lì,
mai più riemergerà.
Suona,
oh creatura,
suona la tua tristezza con quelle note,
suona di quando perdesti tuo padre,
dove non vi era confine tra il manto celeste e l'oceano.

3月13日

Lacrime e sangue

Andava tutto bene,
quando quella sera arrivò.
Lei,
la sua tenera voce,
il suo insistere nell'aiutarmi,
mi manca.
Vorrei poter risentirla,
sorella sepolta nel cuore,
ma solo lacrime
nascerebbero dai suoi occhi,
non voglio questo.
Vorrei sentirlo,
amore negato,
caro fratello,
mase lei sapesse
tutto andrebbe in rovina,
il mio dolore,
chea alimentato la mia dolce ossessione,
arebbe stato solo una tortura inutile.
Odio la sofferenza,
vorrei che nessuno la dovesse subire,
e perciò preferisco la mia autoflaggellazione
a quella altrui.
La tristezza prende il sopravvento,
rompe le catene che prgioniera tenevano la mia voglia,
e d'istinto agisco, squarcio la mia carne
e bevo il liquido
che sgorga come fiume dalla ferita.
Piango.
E lacrme e sangue
in un triste ballo di disperazione
si uniscono.
Il loro sapore coccola la mia lingua,
ma non riesce a farmi rimuovere quei pensieri,
non riesce a tranquillizzarmi.
Guardo fuori dalla finestra.
Piove.
Perchè piangi cielo?
Senti forse anche tu il mio dolore?
Lacrime e sangue
ancora cammineranno a braccetto,
ora e sempre.
3月6日

Una notte come le altre...

Una notte come le altre,
avresti detto.
Io tra quelle braccia,
sentivo l'odore della tua fredda pelle,
dolci parole fraterne
sgorgavano dalle tue labbra.
I violini suonavano una malinconica musica.
Poi,
quel mio ordine inatteso.
Mordimi.
Bagna le tue labbra con il sangue mio.
Ti scostasti da quell'abbraccio,
mi guardavi fisso,
con occhi sbarrati.
Avanti,
mordimi.
Bagna le tue labbra con il sangue mio.
Eri d pietra,
più pallido del solito,
il tuo sguardo fisso su me,
incredulo.
C'era un coltello lì vicino,
lo appoggiai sul braccio
e squarciai la carne.
Il sangue tinse il mio arto ferito,
la tentazione di bere era forte,
ma volevi sfuggirle.
Allora avvicinai la sorgente
del liquido tanto amato alla tua bocca.
Cedesti.
Sentivo quelle gelide labbra di sangue
sulla carne lacerata,
la tua lingua mi accarezzava,
con la sua dolce avidità.
La ferita ardeva,
mi strppò un grido.
A quel grido alzasti la testa,
i tuoi occhi velati di pietà
volevano fermare quel dolore di passione.
Volsi lo sguardo verso la luna,
con la mano destra spinsi il tuo capo sulla ferita
e ti rimettesti a bere.
Quella visione alimentava in me
il fuoco della pazzia.
Avrei voluto saziare la mia sete,
avrei voluto coccolare la mia lingua
con quel sublime sapore metallico
avrei voluto fare tante cose...
Ti sollevai delicatamente dal mio braccio insanguinato,
accarezzai il tuo candido volto,
asciugai con le dita il sangue
che colava dalla tua bocca,
ti guardai negli occhi
e pronunciai soffocate parole.
Grazie fratello.
Ti fissai per un'ultima volta,
il suono dei violini si fece lontano
e sui miei glauchi occhi calò un manto di tenebra.